Categoria: Articoli in italiano

  • La fotografia non inganna mai

    La fotografia non inganna mai

    Ma è davvero così? Esiste qualcosa che non inganna?

    Le domande sono nate in una conversazione con un celebre fotografo di età, a Tashkent, nell’anno ventiquattro. La fotografia non inganna mai — mi disse l’uomo dalla barba bianca. E per un attimo ci ho creduto. Eppure, in profondità, già qualcosa in me resisteva — tra lo sconcerto e il dissenso.

    L’unica fotografia in cui mio padre sembra davvero felice è quella dove fuma con gli amici. In nessuna foto di famiglia appare così vivo, così se stesso.

    La fotografia è l’inganno più grande che abbiamo — continua la mia professoressa, già a Roma, nello stesso anno.

    E io aggiungerei: inganna perché le persone ingannano. La fotografia non mente — eppure inganna sempre. Non perché la luce tradisca, ma perché siamo noi a tradire: scegliamo l’inquadratura, il momento giusto, il sorriso da mostrare.

    Ci inganna perché vogliamo essere ingannati. Perché crediamo alle sue menzogne.

    L’unica cosa che non si ritrae e non si mette in posa è la realtà dell’esperienza vissuta — quella rimane, si fa sentire, e non necessita di rappresentazioni: sempre così riducenti.

    È l’unica cosa che non mente mai.

  • L’estetica del conflitto nella cultura visiva del XXI secolo

    L’estetica del conflitto nella cultura visiva del XXI secolo

    La cosiddetta estetica del conflitto si è consolidata nello spazio mediale contemporaneo — dalla cultura pop al cinema, fino ai videogiochi — trasformandosi nell’ultimo decennio da semplice neologismo in una componente ormai imprescindibile del linguaggio visivo odierno.

    Parallelamente all’evoluzione tecnologica, si è trasformato anche l’equipaggiamento militare e tattico: l’impiego dei droni, nati in ambito bellico, è oggi sempre più diffuso e accessibile, fino a entrare nel nostro quotidiano. Nei videogiochi sparatutto in prima persona, i giocatori guidano droni per colpire infrastrutture nemiche — una configurazione sorprendentemente simile a quella dei sistemi reali di osservazione e attacco a distanza, sia militari sia civili.

    Poiché i progressi scientifici finiscono inevitabilmente per essere assorbiti dalle forze armate e trasformati in strumenti di distruzione, appare oggi necessaria una riflessione critica sul rapporto tra l’essere umano e le nuove tecnologie.

    Ogni svolta tecnologica introduce nella cultura un nuovo sguardo sul mondo, che si intreccia con la nostra identità e diventa parte integrante della nostra visione. Oggi questa nuova visione ha letteralmente armato il nostro sguardo: lo osserviamo attraverso la lente della distruzione e della sorveglianza.

    Gli anni Venti del XXI secolo si vivono come un’epoca sospesa tra l’escalation permanente — militare, politica, ambientale — e la sensazione diffusa di catastrofe imminente. È in questo contesto che l’analisi dell’estetica del conflitto assume una rilevanza particolare per comprendere le dinamiche profonde della cultura visiva contemporanea.